teiHeader — Il Castello dell’anima
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Descrizione dell'edizione

Metadati completi del teiHeader — MC-1, Libro III, capp. I–V. La cronologia redazionale (revisionDesc) è esclusa da questa pagina.

1Descrizione bibliografica
Titolo
Castello dell’anima
Autrice
Teresa di San Geronimo Anna La Longa
Responsabilità
Modellazione e annotazione TEI — Luciano Longo
Editore
Luciano Longo, 2026-08-16
Tipo
Edizione digitale con annotazione semantica
Licenza
La presente edizione TEI e la documentazione associata sono rilasciate con licenza Creative Commons BY 4.0: uso consentito con attribuzione, anche a fini commerciali.
Disponibilità
Le riproduzioni digitali degli autografi possono essere consultate solo in modalità off-line, secondo le condizioni stabilite dall'ente conservatore. Tale restrizione riguarda esclusivamente le immagini del manoscritto.

Questo teiHeader descrive il primo micro-commit (MC-1, Libro III, capp. I–V) dell'edizione critica digitale del Castello dell'anima di Teresa di San Geronimo (Anna La Longa), condotta sull'autografo unico — Palermo, Biblioteca Comunale, ms. 2 Qq E 29 — trattato come sola tradizione diretta. L'edizione adotta un modello leggero a tre layer su due livelli di trascrizione: (1) filologico-grafico, con struttura div/head/argument/p/pb/fw e trascrizione a due livelli, diplomatica ⇄ interpretativa, resa con <choice> (orig/reg, abbr/expan, sic/corr), più l'apparato genetico d'autrice; (2) mistico-dottrinale, con <term>/@ref agganciato al vocabolario controllato degli stati (taxonomy #stati-mistici); (3) intertestuale, con <cit>/<quote>/<bibl> e <ref>. Le varianti d'autrice sono rappresentate in apparato in situ (segmentazione parallela) con <app>/<lem>/<rdg> ordinati da @varSeq e non gerarchizzati, e con <del>/<add>/<subst> per la fenomenologia materiale (mano, luogo, tipo); i livelli-testimone sono Tb0–T4 più il testo critico costituito Tc (lemma, @resp="#editor"). L'unità testuale di riferimento è il paragrafo <p>, non <seg>. L'annotazione interpretativa multiassiale (seg/@ana, indice d'impatto, feature structures, standOff) non fa parte di questa edizione.

2Note descrittive

critical

  • Il manoscritto autografo del Castello dell’anima, conservato presso la Biblioteca Comunale di Palermo (ms. 2 Qq E 29), presenta una struttura grafica e materiale che rispecchia in modo trasparente la dinamica compositiva di Teresa di San Geronimo. La scrittura principale, inchiostro bruno, relativamente uniforme nei primi due libri, è attribuibile senza esitazioni all’autrice, mentre nel terzo libro si registra un uso più frequente della matita, segno di interventi correttivi o meditativi successivi.
  • La superficie delle carte, spesso sfruttata sino ai margini estremi, testimonia un processo redazionale stratificato: il testo corrente procede con andamento relativamente controllato, mentre nei margini interni ed esterni si accumulano glosse, precisazioni, dichiarazioni di ortodossia e, non raramente, lunghe riscritture che intervengono su singoli nuclei dottrinali percepiti come esposti al rischio di equivoco. Tale fenomeno si intensifica nel Libro III, dove il lessico della teologia mistica, unione, trasformazione, quiete, otio delle potenze — richiede per la scrivente continue strategie prudenziali (attenuationes, precisiones, declarationes) che si concretizzano in aggiunte marginali, spesso introdotte dal performativo “io mi dichiaro”.
  • Sul piano grafico, il manoscritto presenta numerose oscillazioni nella gestione dell’interpunzione, delle maiuscole, delle separazioni/agganci di parola e di tutte le vocali toniche e atone soggette all’influsso dell’italiano regionale siciliano. Queste instabilità non derivano da ripensamenti autoriali, ma costituiscono il tratto coerente di una scrittura semicolta che tenta di adeguarsi al registro mistico-dottrinale, senza abbandonare la matrice linguistica originaria. Ugualmente coerente è l’alternanza fra un tessuto espressivo a tratti semplice e sincopato e improvvise impennate retoriche, spesso sorrette da immagini ricorrenti (acqua, fuoco, mare, notte).
  • Le glosse marginali costituiscono l’elemento più delicato per la definizione dell’archetipo testuale. In diversi casi esse non si limitano a chiarire un termine o un sintagma: spostano il peso dottrinale di interi luoghi, attenuando o correggendo passaggi potenzialmente imputabili di quietismo (panteismo, impeccabilità, passività assoluta dell’anima). A differenza dei primi due libri — dove gli interventi sono sporadici e solo raramente comportano riscritture, nel terzo libro le aggiunte presentano caratteri ricorrenti: inchiostro più scuro, grafia più nervosa, struttura sintattica più frammentata. L’impressione complessiva è che Teresa, consapevole della pericolosità delle proprie formulazioni, abbia effettuato una sorta di auto-monitoraggio retrospettivo, aggiungendo strati esegetici successivi.
  • La presenza di foglietti intercalati, di diversa dimensione e talvolta di mano non attribuibile con certezza alla scrivente, accentua la complessità del dossier. Questi materiali, che sembrano inserirsi in corrispondenza dei nodi mistici più esposti (unione sostanziale, sicurtà mistica, matrimonio spirituale, otio delle potenze), sono stati considerati parte integrante della tradizione autoriale nella presente edizione, ma distinguendoli diplomaticamente dal testo corrente e registrando tutte le varianti nel relativo apparato. Per quanto riguarda la trasmissione, il Castello è opera unica e non dispone di una tradizione plurima: ciò rende necessario considerare tutti i fenomeni grafici, morfosintattici e lessicali come elementi rappresentativi dell’autografia, salvo casi di guasto meccanico o compromissione materiale (lacune, abrasioni, cancellature profonde).
  • La scrittura a volte contraddittoria — alternanze tra “ha/hà/a”, tra “ne/né”, tra “si/sì”, dittongamenti incoerenti, forme verbali spurie — non va normalizzata oltre la soglia minima richiesta alla leggibilità, poiché costituisce la cifra stilistica della scrivente e l’unico indizio disponibile per ricostruire le sue competenze linguistiche e la sua relazione conflittuale con il registro trattatistico. Nel complesso, il manoscritto del Castello dell’anima non è un supporto inerte, ma un dispositivo di scrittura in movimento: luogo in cui l’esperienza mistica cerca un linguaggio e, nel tentativo di formularlo, genera riverberi, ripensamenti, glosse salvifiche e una straordinaria densità di “testo in tensione”.

biographical

  • Anna La Longa nacque a Palermo, nel quartiere dell’Albergheria, la notte di Natale del 1670. Proveniente da una famiglia artigiana profondamente segnata dalla religiosità — la madre e la nonna erano terziarie carmelitane, così come un fratello e lo zio materno — assunse nel 1688 l’abito di terziaria del Carmelo con il nome di Teresa di San Geronimo. Convinta di una particolare predestinazione spirituale, svolse intensa attività di direzione delle anime e tentò, senza successo, la fondazione di un piccolo monastero insieme ad altre terziarie.
  • Tra il 1691 e il 1693 visse a Caltanissetta, dove attorno ai suoi scritti si formò un primo circolo di lettura e di discussione spirituale. Le sue relazioni con religiosi agostiniani, unita alle tensioni dottrinali e al suo ruolo di guida carismatica, la condussero all’attenzione del Sant’Officio. Inquisita a partire dal 1695, incarcerata nel 1697, fu accusata di diffondere una “nueva mistica” e di aver composto i suoi scritti con l’assistenza del demonio. Il processo si concluse nel 1701 e nel 1703 Teresa fu penitenziata nell’autodafè di Palermo: condannata a tre anni di galera e cinque di clausura. Il Castello dell’anima è l’unica opera a noi pervenuta.

contextual

  • Il Castello dell’anima si colloca nel vivace ma problematico panorama della spiritualità mistica siciliana tra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento, un contesto segnato dalla compresenza di pratiche devozionali popolari, predicazione in lingua materna e forte arretratezza del basso clero. In questo clima il trattato di Teresa di San Geronimo si inserisce nella diffusa circolazione di scritture mistiche femminili e nella fortuna, anche in Sicilia, di modelli teresiani e giovannisti, spesso mediati da cenni di lettura o da trasmissione orale attraverso i religiosi che la terziaria frequentava.
  • Il testo riflette inoltre il peso culturale e disciplinare dei processi per quietismo che, dalla condanna di Molinos in poi, investivano non solo la dottrina mistica ma anche la direzione delle anime; è in questo scenario che le pagine del Castello dell’anima, rivolte alle incipienti, proficienti e perfette, furono percepite come sospette, soprattutto laddove Teresa affronta i temi dell’otio delle potenze, dell’unione mistica e della sicurtà, punti nevralgici della controversia quietista. Accanto a queste coordinate dottrinali, il manoscritto restituisce la trama sociale entro cui l’autrice agiva: un piccolo circolo laico-religioso in cui circolavano libri devoti in italiano, e nel quale la terziaria palermitana esercitò un ruolo di guida spirituale che si colloca pienamente nelle dinamiche carismatiche e para-monastiche proprie della nueva mística del tempo.
3Il manoscritto
Segnatura
Palermo, Casa Professa, ms.
Contenuto
Teresa di San Geronimo Libro primo del Castello dell’anima per l’anime principianti c. 1r Essendo io stimulata dalla sua obedienza padre mio prendo alle mani la penna per dar principio hoggi, che sono 10 di settembre l’anno 1692 a questo primo libro del Castello dell’anima. c. 62r Hor havendo io fornito questo primo libro dove s’ha trattato, sì come havete inteso, dell’anime principianti, e di vita attiva, me ne passerò al secondo libro per trattare di vita contemplativa, che sono l’anime proficienti. Iddio sia quello, che la conceda per sola sua gloria, et honore, amen. Teresa di San Geronimo Libro secondo del Castello dell’anima per l’a- nime proficienti, nel quale si tratta della contemplatio- ne propria di queste anime c. 63r Incomincio mio Dio, come sapete, per santa obedienza, e perché l’obe- dienza è tanto grata alla Maestà vostra, vi prego per ciò a darmi il vostro santo agiuto, senza il quale non posso regger la penna, nemmeno concepir un pensiero ed innanzi che incomincio, mi protesto di non dir cosa, che contra- dichi alla vostra santa Chiesa Catolica Romana, e se ciò accaderà, non sarà per molinia, ma per ignoranza e perciò vi prego Dio mio di nuovo a darmi la vostra infinita sapienza, che mai potrà errare questa vostra sì miserabile crea- tura, la quale prende la penna confidata nella bontà vostra. c. 157v Al contrario poi, quando Dio vuole, vede sboccar la foriosa torrente della sapienza divina, vedendo con chiarezza venir nella mia penna, quanto egli vuole si dichi per suo honore, e gloria, non essendo altro io che un piccolo istromento di sua Divina Maestà; e, padre, altro io non desidero che esser molto conosciuta al mondo la Maestà Divina, per honor della quale perderi la mia vita, ed altro modo non ho di perderla, che d’im- piegarla tutta in suo servitio, cossì doverei fare, però faccio meno assai di quanto devo, ma vedendo voi mio Dio quanto è la mia dapocaggine, e non potendo questa vil creatura sodisfare alla Maestà Vostra, accettate, quel che bassamente per voi, o bontà divina, faccio, non potendo più con le mie debo- le forze, e finisco. Teresa di San Geronimo Libro terzo Del castello dell’anima per l’anime perfette, nel quale si tratta dell’unione, che ponno arrivare queste anime con Dio anche in questa vita c. 158r Incomincio mio Dio, come sapete, questo terzo ed ultimo libro per santa obedienza, e per narrar l’opere nostre, questa sì miserabile creatura, e se nel secondo libro domandano a noi mio Dio il nostro santo agiuto, più vi soplico adesso a darmi la vostra infinita sapienza, poiché havendo io da trattare di materia più alta di che trattavo nel trascorso libro, mi vedo perciò più bisognosa della vostra sapienza, senza la quale mi confesso al tutto inabile, ed indegna per manegiar la penna, la quale la prendo tutta fidata in voi mio Dio. Anche padre mi protesto, che se dirò qualche cosa che contradichi la santa fede, non sarà per mia malitia, ma per ignoranza, e cossì quanto dirò non intendo contradire quel che dice la nostra santa Chiesa Catolica Romana, confessandomi sua figlia, e seguace, tutto che indegna. c. 263r E doppo s’adormenta di nuovo, vuolendo cossì Dio, e resta in un sonno, in una indiffirenza assai grande, né può vuoler cosa che Dio non la vuole, né desiderar cosa, che Dio non la muova a quel desiderio, onde viene a vivere nella medesima vita di Dio. Fornisco questo ultimo libro con dire che quanto ho detto in questi libri ho inteso dire secondo il senso della Santa Chiesa, e se vi fosse qualche cosa malamente spiegata è stata la mia ignoran- za, e non per malitia, rendo a Dio infinite gratie d’haver fatto quanto l’obe- dienza m’ha comandato. Soli Deo honor, et gloria
Descrizione fisica
carta, manoscritto autografo su supporto cartaceo del tardo sec. XVII ex. . La scrittura principale è a inchiostro bruno; nel terzo libro sono presenti interventi correttivi e glosse a matita, attribuibili alla stessa mano. 20.5 19 Fascicolo di piccolo formato, con specchio di scrittura regolare. Stato non uniforme: il manoscritto presenta abrasioni, scolorimenti, guasti meccanici marginali e cancellature. I margini sono ampiamente sfruttati per glosse, note e ripensamenti autoriali. Layout a colonna unica, con 40 righe tracciate; testo disposto entro uno specchio di scrittura regolare. Ampio uso di margini e interlinee per aggiunte, precisazioni e glosse di natura dottrinale. La mano principale del manoscritto è quella autografa di Teresa di San Geronimo, eseguita con inchiostro bruno ormai parzialmente ossidato. La grafia, regolare ma semicolta, costituisce la stesura originaria del testo (Tb0), cui si affiancano interventi immediati e minimi ripensamenti (Tb1). L’andamento della scrittura è generalmente controllato nei primi due libri, con rigatura ben rispettata e poche variazioni di ductus. Nel terzo libro è attestata una seconda fase di intervento, ancora autografa, realizzata a inchiostro. Tali aggiunte (T1, T2) consistono in glosse marginali, precisazioni dottrinali, chiarimenti su nodi mistici esposti al rischio di equivoco (unione, trasformazione, otio delle potenze, sicurtà), oltre a riscritture e ampliamenti di senso. La grafia risulta in questi casi più rapida, nervosa e meno posata rispetto alla stesura originaria, con un tratto visibilmente più marcato o discontinuo. Una ulteriore tipologia di intervento autografo tardivo (T3) è riconoscibile in un inchiostro più scuro, spesso collocato nei margini o nelle righe bianche. Si tratta di aggiunte di natura prudenziale, volte ad attenuare, precisare o dichiarare l’ortodossia dei passaggi dottrinalmente più delicati. La grafia appare più compressa e talvolta affrettata, con cancellature e sovrascritture. Nella medesima fase correttivo-glossativa tardiva (T3) ricorre, accanto all’inchiostro scuro, un uso più frequente della matita, attribuibile alla stessa mano autografa. Si tratta di interventi correttivi o meditativi — richiami, segni di attenzione, brevi precisazioni — distinti dalle aggiunte a inchiostro per lo strumento scrittorio, non per la fase redazionale. In alcune carte, soprattutto nel terzo libro, compaiono note marginali o foglietti intercalati attribuibili a mano non riconducibile con certezza a Teresa (interventi esterni). Tali annotazioni, seppure marginali, partecipano al processo di chiarificazione dottrinale e presentano un ductus più regolare e disteso, con differenze sensibili rispetto alla scrittura autografa.
Storia
Palermo, Sicilia La redazione del Libro III, oggetto del presente commit, si colloca nell'arco 1692–1694; l'intervallo sopra indicato (1692–1703) copre invece la traiettoria compositiva complessiva dell'opera (Libri I–III), comprensiva del periodo delle glosse prudenziali successive, fino alla condanna dell'autrice. Il Castello dell’anima venne composto da Suor Teresa di San Geronimo (nata Anna La Longa, 1670–post 1703), terziaria carmelitana palermitana. L’autrice iniziò la stesura per santa obedienza nel giorno indicato esplicitamente in apertura del manoscritto (ms. 2 Qq E 29, Biblioteca Comunale di Palermo). La produzione avviene in un contesto di forte arretratezza religiosa e linguistica nella Sicilia tardo-seicentesca, con prevalenza della predicazione in volgare locale e diffusione limitata di testi ascetici in lingua italiana. L’opera nasce entro la traiettoria biografica dell’autrice, segnata da una vocazione precoce, dall’ingresso nel Terz’Ordine del Carmelo nel 1688, e da una crescente attività di direzione spirituale rivolta a laici e religiosi, soprattutto appartenenti all’Ordine agostiniano (sotto la guida di Fra Celestino di San Nicolò). Tra il 1695 e il 1701 Teresa fu oggetto di indagine inquisitoriale con accuse di quietismo, nuova mistica e indebita direzione di coscienze; venne condannata nell’autodafé del 4 giugno 1703. Dal punto di vista dottrinale, l’opera si inserisce nella tradizione della theologia mystica, con riferimenti espliciti a Santa Teresa d’Ávila e San Juan de la Cruz, ma mostra una più profonda consonanza strutturale e concettuale con la Guía espiritual di Miguel de Molinos , in particolare nella tripartizione, nella funzione dei direttori spirituali e nella concezione dell’orazione come via al vuoto interiore. La metafora del castello non indica, come in Las moradas di Teresa d’Ávila, l’anima stessa, bensì l’oratione, che l’anima fabrica dalle fondamenta sino al tetto, reinterpretata in chiave manualistica. L’opera è redatta in un italiano regionale siciliano, caratterizzato da forte interferenza dialettale, da sintassi semicolta e da lessico influenzato sia dalla tradizione devozionale sia dall’uso liturgico latino (teologia mistica; citazioni bibliche in latino). La tradizione diretta è limitata al solo testimone autografo conservato a Palermo, mentre gli atti inquisitoriali in italiano andarono distrutti nell’incendio dello Steri. I verbali superstiti in spagnolo, conservati presso l' Archivio di Stato di Madrid, costituiscono la principale testimonianza sul contesto di produzione dell’opera e sulla sua ricezione censoria.
Altro
L’autografo del Castello dell’anima, conservato nel ms. 2 Qq E 29 presso la Biblioteca Comunale di Palermo, è consultabile in riproduzione digitale (formato JPEG) presso l’ente conservatore, laddove disponibile.
4Mani
  • ink_1brown-inkLa mano principale del manoscritto è quella autografa di Teresa di San Geronimo, eseguita con inchiostro bruno ormai parzialmente ossidato. La grafia, regolare ma semicolta, costituisce la stesura originaria del testo (Tb0), cui si affiancano interventi immediati e minimi ripensamenti (Tb1). L’andamento della scrittura è generalmente controllato nei primi due libri, con rigatura ben rispettata e poche variazioni di ductus.
  • ink_2brown-inkNel terzo libro è attestata una seconda fase di intervento, ancora autografa, realizzata a inchiostro. Tali aggiunte (T1, T2) consistono in glosse marginali, precisazioni dottrinali, chiarimenti su nodi mistici esposti al rischio di equivoco (unione, trasformazione, otio delle potenze, sicurtà), oltre a riscritture e ampliamenti di senso. La grafia risulta in questi casi più rapida, nervosa e meno posata rispetto alla stesura originaria, con un tratto visibilmente più marcato o discontinuo.
  • ink_3-darkdark-inkUna ulteriore tipologia di intervento autografo tardivo (T3) è riconoscibile in un inchiostro più scuro, spesso collocato nei margini o nelle righe bianche. Si tratta di aggiunte di natura prudenziale, volte ad attenuare, precisare o dichiarare l’ortodossia dei passaggi dottrinalmente più delicati. La grafia appare più compressa e talvolta affrettata, con cancellature e sovrascritture.
  • pencil_1pencilNella medesima fase correttivo-glossativa tardiva (T3) ricorre, accanto all’inchiostro scuro, un uso più frequente della matita, attribuibile alla stessa mano autografa. Si tratta di interventi correttivi o meditativi — richiami, segni di attenzione, brevi precisazioni — distinti dalle aggiunte a inchiostro per lo strumento scrittorio, non per la fase redazionale.
  • ink_4-externalinkIn alcune carte, soprattutto nel terzo libro, compaiono note marginali o foglietti intercalati attribuibili a mano non riconducibile con certezza a Teresa (interventi esterni). Tali annotazioni, seppure marginali, partecipano al processo di chiarificazione dottrinale e presentano un ductus più regolare e disteso, con differenze sensibili rispetto alla scrittura autografa.
5Stati genetici (testimoni)

Stati genetici dell'autografo (fenomeni materiali)

  • txt-b0Tb0, testo base
  • txt-b1Tb1, interventi immediati
  • txt-1T1, riscrittura su testo base
  • txt-2T2, interventi correttivi-glossativi
  • txt-3T3, interventi correttivi-glossativi successivi con medium diverso
  • txt-4T4, interventi glossativi esterni

Livello editoriale (costituzione del testo)

  • txt-cTc, testo critico costituito dall'editore (lemma dell'edizione); non è uno stato materiale del manoscritto ma la lezione scelta come testo da leggere.

Campagne scrittorie (genesi)

  • Tb0 — stesura base
  • Tb1 — ripensamenti immediati
  • T1 — riscrittura su testo base
  • T2 — interventi correttivi-glossativi
  • T3 — glosse prudenziali tardive (inchiostro scuro)
  • T4 — interventi esterni
6Fonti e bibliografia

Fonti dottrinali

  • Biblia Sacra Vulgata
  • Miguel de Molinos Guida spirituale 1675/1677 Modello strutturale e contenutistico
  • Teresa d’Ávila Castello interiore 1577 Metafora del castello rielaborata da Teresa di S. Geronimo

Bibliografia critica

  • R. Casapullo, Il Castello dell'anima di suor Teresa di San Geronimo, in Studi di lessicografia italiana, XXII (2004), 79–115.
  • R. Casapullo (a cura di), Il Castello dell'anima, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2015 (in collaborazione con L. Longo, Libro III; S. Mondino, Libro II; R. Sciovè, Libro I).
  • Romano Canosa, Sessualità e Inquisizione in Italia tra Seicento e Settecento, Roma, Sapere 2000, 1998.
  • R. Canosa, I. Colonnello, L'ultima eresia, Palermo, Sellerio, 1996.
  • M. Modica, «L'infetta dottrina». Misticismo e Quietismo nella seconda metà del Seicento, Catania, Università di Catania, Dipartimento di Scienze Umane, 2001.
  • E. Marchetti, Le prime traduzioni italiane delle opere di Teresa di Gesù nel quadro dell'impegno papale post-tridentino, Bologna, Lo Scarabeo, 2001.
7Criteri di codifica

Il progetto e il modello

Edizione critica digitale TEI P5 del Libro III del Castello dell'anima, incentrata sulla dimensione genetica (stratificazione scrittoria, correzioni, glosse prudenziali) e sul controllo dottrinale anti-quietista esercitato dall'autrice su un testo esposto al sospetto di quietismo. Il Libro III è rilasciato in otto micro-commit (MC-1…MC-8) secondo i principi FAIR: ogni MC è un'unità dottrinale e materiale coerente, validabile e citabile per sé.

Il modello è leggero, a tre layer su due livelli di trascrizione. Layer 1 (filologico-grafico): struttura <div> (book/preface/chapter)/<head>/<argument>/<p>/<pb>/<fw>; trascrizione diplomatico-conservativa a due livelli con <choice> (orig/reg, abbr/expan, sic/corr, con @resp/@cert sul livello editoriale); apparato genetico <app>/<lem> (wit="#txt-c")/<rdg> (@wit,@varSeq) con <del>/<add>/<subst> (@place,@hand,@resp,@type), <gap>/<supplied>/<unclear>. Layer 2 (mistico-dottrinale): <term>/@ref al vocabolario controllato degli stati (taxonomy #stati-mistici). Layer 3 (intertestuale): <cit>/<quote> (@xml:lang)/<bibl> e <ref>, con le fonti dichiarate in <listBibl type="fontes">.

Rappresentazione genetica: sette livelli-testimone (Tb0 stesura base; Tb1 ripensamenti immediati; T1–T2 riscritture e glosse correttive-attenuative; T3 glosse prudenziali tardive a inchiostro scuro; T4 interventi esterni; Tc testo critico costituito, lemma dell'edizione). Cinque mani scriventi (ink_1, ink_2 a inchiostro bruno; ink_3-dark a inchiostro scuro; pencil_1 a matita; ink_4-external esterna). L'unità testuale è il paragrafo <p>, numerato editorialmente quando necessario.

Confine del modello: nulla dell'annotazione interpretativa multiassiale (seg/@ana a otto assi, indice d'impatto, feature structures, standOff, figure/interp, rs, span/link) entra in questa edizione; tale sperimentazione interpretativa e computazionale, inclusa la componente IA, resta fuori dall'edizione critica.

Gate di accettazione per capitolo e micro-commit: XML ben formato e valido contro lo schema ODD di progetto (castello-anima-odd.rng), 0 errori; 0 puntatori pendenti (@wit/@hand/@resp/@ref/@target risolti a id dichiarati; term/@ref a categoria di #stati-mistici); testo trascritto immutato rispetto alla fonte, con ogni regolarizzazione reversibile via <choice>; varianti d'autrice ordinate da @varSeq e non gerarchizzate; cartulazione e conteggio dei paragrafi coerenti con la documentazione di struttura; commit atomico.

Riferimenti interni

I riferimenti interni dell’edizione seguono la struttura del testimone: la segnatura delle carte è riportata tramite l’attributo @n degli elementi <pb> secondo la foliazione originale (es. “158r”, “158v”). I riferimenti ai capitoli si basano su <div type="chapter"> e quelli ai paragrafi su <p>, numerati editorialmente quando necessario.

La corrispondenza fra testo e immagini del manoscritto è dichiarata tramite l’attributo @facs sugli elementi <pb>, che rinviano alle riproduzioni digitali delle carte; i rinvii interni utilizzano l’attributo @target per puntare a identificatori univoci all’interno del documento.

Criteri editoriali

Questo documento utilizza il sistema di codifica definito dalle linee guida della TEI P5. La trascrizione è diplomatico-conservativa, a due livelli (diplomatico ⇄ interpretativo): conserva grafie, fenomeni materiali, aggiunte, cancellature e abbreviazioni presenti nel manoscritto, con normalizzazione minima dichiarata tramite <orig>/<reg>, <abbr>/<expan>, <sic>/<corr>, <unclear>, <gap> e <supplied>.

L’apparato critico è rappresentato in situ secondo la metodologia della “parallel segmentation”, mediante <app>, <lem> e <rdg>, ed è dedicato a cancellature, sostituzioni, aggiunte interlineari e interventi d’autrice nei punti teologicamente sensibili. Le varianti sono classificate secondo le categorie: interlinear, margin, deleted, corrected, abbreviation, orthographic, lost.

La DTD e il modello adottato integrano i moduli TEI relativi a linking, analysis, transcrizione e critica del testo, in accordo con il tagset TEI P5.

La numerazione dei paragrafi non è presente nel manoscritto: quando introdotta, costituisce integrazione editoriale ed è resa tramite l’attributo @n su <p>.

  • Correzione — Le correzioni autoriali sono rappresentate tramite <del>, <add> e <subst>. Eventuali interventi editoriali sono dichiarati esplicitamente attraverso <corr> all’interno di <sic>, o documentati in note di chiarimento quando necessario.
  • Sillabazione — La sillabazione del testimone è mantenuta solo quando rilevante come fenomeno grafico. Non si introducono trattini aggiuntivi, né si modernizza la divisione delle parole.
  • Normalizzazione — Si è mantenuta la maiuscola originale di inizio capoverso e l’interpunzione è riprodotta fedelmente. Normalizzazioni grafiche sono applicate esclusivamente tramite <orig>/<reg> per favorire la leggibilità, senza modificare la struttura sintattica o stilistica dell’autografo.

Codifica delle varianti: metodo parallel-segmentation, collocazione internal.

Schema:castello-anima-odd.odd (odd).

8Tassonomie

Stati mistici 17

silentio
Primo stato d’unione: quiete delle potenze e cessazione del discorso interiore.
otio
Otio delle potenze: sospensione dell’operare attivo dell’anima nell’unione.
annichilimento
Annichilazione dell’anima: azzeramento del proprio volere nell’unione con Dio.
oblivione-sonno
Oblio e sonno mistico: dimenticanza di sé e del creato nella contemplazione.
scordanza
Scordanza: perdita della memoria di sé propria degli stati avanzati.
indifferenza
Indifferenza: conformità piena al volere divino, senza desiderio proprio.
nudita-anima
Nudità dell’anima: spoliazione di immagini, affetti e appigli sensibili.
bacio
Bacio spirituale: immagine sponsale dell’unione affettiva con Dio.
matrimonio-spirituale
Matrimonio spirituale: grado supremo dell’unione trasformante.
cella-secreta
Cella secreta: luogo interiore recondito dell’incontro con Dio.
contemplazione-infusa
Contemplazione infusa: conoscenza e amore ricevuti passivamente da Dio.
trasformazione
Trasformazione dell’anima in Dio per partecipazione.
deificazione
Deificazione: vivere nella medesima vita di Dio, per grazia.
notte
Notte dello spirito: purificazione passiva che dispone all’unione.
purga
Purga: purificazione dell’anima da macchie e passioni.
unione
Unione mistica: stato controllato dell’incontro dell’anima con Dio.
quiete
Quiete: pace e riposo delle potenze nella presenza divina.

Fasi di lavoro

fase-modellazione
Modellazione TEI e impostazione del teiHeader.
fase-trascrizione
Trascrizione diplomatico-conservativa a due livelli.
fase-apparato
Codifica dell'apparato genetico d'autrice.
fase-revisione
Revisione filologica e allineamento della documentazione.
fase-validazione
Validazione a schema e controllo dei puntatori.
9Lingue, persone ed enti

Lingue

  • itItaliano regionale siciliano (XVII secolo). Strato primario della redazione, caratterizzato da fenomeni fonetici come dittongamenti irregolari, metatesi vocaliche e caduta di vocali finali; morfologia con forme verbali sincopate, articoli e pronomi clitici in variazione e suffissi dialettali; lessico con presenza di sicilianismi, arabismi e prestiti dal latino ecclesiastico; sintassi con costruzioni con verbi in posizione finale, uso polivalente di "che" e ellissi del soggetto; grafia con oscillazioni nell'uso di "h", alternanza "si/sì" e uso di "j" per il suono /i/. Contesto sociolinguistico: Palermo, fine XVII secolo. Registro semicolto con influenze del siciliano volgare e del latino ecclesiastico.
  • latLatino liturgico e biblico (citazioni e formule dottrinali).

Persone

  • Anna La Longa — Affiliazione: Ordine del Carmelo. Direttore spirituale: Fra Celestino di San Nicolò.
  • Teresa di San Geronimo
  • Mano esterna
  • Teresa d’Ávila
  • Giovanni della Croce
  • Miguel de Molinos
  • Fra Celestino di San Nicolò
  • Luciano Longo
  • Quality Assurance

Enti

  • Biblioteca Comunale di Palermo
  • Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo (Carmelitani) — Fondato nel XII secolo da eremiti latini sul Monte Carmelo (Palestina), l’Ordine si diffuse in Europa nel 1238 dopo la migrazione forzata a causa delle crociate. I Carmelitani si dedicarono alla vita contemplativa, alla predicazione e alla promozione della devozione mariana, in particolare attraverso lo Scapolare e la diffusione del culto della Madonna del Carmelo. Nel 1562, Santa Teresa d’Ávila e San Giovanni della Croce riformarono l’Ordine, dando vita ai Carmelitani Scalzi (o "Teresi"), con un focus sulla vita contemplativa, la povertà e la clausura. La riformata Regola del Carmelo (1581) enfatizzava l’orazione mentale, la solitudine e la mortificazione, influenzando profondamente la spiritualità mistica europea, incluso il contesto siciliano di Teresa di San Geronimo.
  • Sant’Uffizio (Inquisizione Romana) — Ex Sant’Uffizio, responsabile dei processi per eresia e quietismo in Sicilia.